Continua la spirale di sangue in Afghanistan, con la morte di trenta civili a seguito di un attentato talebano. Migliorano, invece, le condizioni dei sette soldati italiani feriti a causa di un attacco suicida che ha avuto luogo sabato, ad Herat, la zona presidiata dalle forze armate italiane sotto comando Nato, secondo un mandato di peace keeping delle Nazioni Unite. Quel mandato non comprende la “coalizione di volonterosi” a guida americana, impegnata a stanare al Qaeda, in realtà a combattere tutti coloro che danno loro conforto, vero o presunto. Non soltanto i Talebani, ma la minoranza pashtun, quasi un quarto della popolazione afgana, cospicuamente presente anche oltre il confine pachistano. Due missioni distinte, ma destinate ad accavallarsi sempre di più, soprattutto agli occhi di una popolazione con una lunga e fiera tradizione che, volta per volta, li ha portati a scacciare qualsiasi invasore con perdite.I nostri soldati sono stati colpiti in una fase immediatamente successiva alla visita spettacolare a Washington del presidente del Consiglio italiano, in cui egli è stato ringraziato dal presidente Bush per avere ampliato la missione dei nostri militari in Afghanistan (non si sa ancora in che termini, se quelli da tempo annunciati, e con quale autorizzazione parlamentare). Inoltre, l’attacco si è verificato alla vigilia dell’arrivo di due aerei Tornado che, dopo ripetute sollecitazioni da parte del governo degli Stati Uniti e del segretario generale della Nato, il Governo e i comandi militari italiani hanno destinato al fronte (chiamiamo le cose con il loro nome) afgano, pur precisando che, almeno in un primo tempo, essi saranno destinati a compiti di ricognizione.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80123