Il commento La crisi spazza via l’incubo iraniano

Uno degli incubi della comunità internazionale era che Israele, con l’assenso più o meno tacito di Bush, approfittasse della fase di transizione della presidenza americana per attaccare le installazioni nucleari iraniane. Ora, questo incubo è pressoché svanito per una serie di ragioni: anzitutto Israele è senza governo e il dimissionario premier Olmert non sarebbe in grado di prendere una decisione così grave; in secondo luogo, gli stessi israeliani si sentono rassicurati dalla decisione del presidente eletto di non consentire all’Iran di diventare una potenza nucleare; infine (se non soprattutto) nelle ultime settimane sono considerevolmente aumentate le speranze di liberarsi, con le elezioni del giugno prossimo, del presidente Ahmadinejad, e di avere presto a Teheran un regime meno aggressivo.Le ragioni di questo improvviso ottimismo sono molteplici. A causa del tonfo del prezzo del greggio, l’Iran incasserà d’ora in avanti 50 miliardi di dollari l’anno in meno e farà un ulteriore passo verso il collasso economico. Ahmadinejad, già sotto accusa per avere sperperato la inattesa bonanza petrolifera degli ultimi due anni, disporrà perciò di meno risorse sia per tenere buono il proprio elettorato, sia per portare avanti il suo programma nucleare, che sta entrando ora nella sua fase più costosa. Già da varie settimane il governo è costretto ad attingere al Fondo di stabilizzazione per coprire il deficit corrente e, se il prezzo del barile resterà così basso, presto rimarrà a secco.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=306398

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