Dopo Edoardo Sanguineti e Luciano Erba, quest’anno è stato il tedesco Hans Magnus Enzensberger a ricevere la «cittadinanza poetica» di Parma. Un’iniziativa che ha coronato il festival Parma Poesia, che chiusosi ieri dopo un’intensa settimana di incontri, reading e dibattiti. La scelta di Enzensberger non poteva essere migliore. Classe 1929, quando nel 1957 esordì con la raccolta poetica Difesa dei lupi, lo scrittore Alfred Andersch lo definì «il giovane arrabbiato che mancava dai tempi di Brecht». Erano, quelle (come anche le successive), poesie caratterizzate da un intenso sperimentalismo linguistico. Ma proprio attraverso la poesia Enzensberger svilupperà, negli anni seguenti, una serrata critica nei confronti della società dell’opluenza e del benessere economico. Negli ultimi anni è spesso tornato a interrogarsi sul ruolo e sul significato della poesia nel mondo contemporaneo, come ha fatto un paio d’anni fa, con leggerezza e ironia, in un aureo libretto scritto insieme con Alfonso Berardinelli e pubblicato da Einaudi: Che noia la poesia. Pronto soccorso per lettori stressati. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo i saggi Il perdente radicale (2007) e il più recente Nel labirinto dell’intelligenza (2008), usciti entrambi da Einaudi. Enzensberger, lei ha più volte sostenuto un’idea «ecumenica» di poesia, forse per togliere a quest’arte quell’aura sacrale che tende ad allontanare le persone.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76577
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